Si rinnova il mistero della Rocca di Montefiore Conca: era chiusa ma ci sono impronte nella neve

Giovedì 8 Marzo 2018 - Cattolica - Valconca
Strane impronte nella neve fresca

Cipriani: "Che la Rocca sia 'abitata' non è più un segreto". La Compagnia di Ricerca immortalò nel 2014 due entità

"Questa ondata di freddo di fine febbraio ci ha lasciato, oltre che paesaggi incantevoli da immortalare, anche una bella sorpresa... La splendida Rocca di Montefiore Conca, ha riservato qualcosa di davvero speciale agli amanti dei misteri irrisolti o perlomeno, dei fatti inspiegabili". Lo rivela il sindaco della cittadina riminese, Vallì Cipriani. Si tratta di strane e ben segnate impronte sulla neve, che qualcuno, non ben identificato, ha lasciato sul tratto di scala semi interna che collega gli ambienti sottostanti con l’ultima rampa che porta alla terrazza panoramica. 

"Impronte che non sono riferibili a persone - si affretta a precisare il primo cittadino - in quanto i cancelli della Rocca stessa, proprio per i disagi causati dal maltempo, sono rimasti chiusi per giorni, impronte che appaiono improvvisamente e si esauriscono nel nulla, in quanto l’ultimo tratto di scala torna poi ad essere intatto. Chi ha lasciato questi segni? Siamo rimasti sgomenti".

La Compagnia di Ricerca, gruppo specializzato nella ricerca sul paranormale, da diversi anni studia le "presenze" che vivono nel castello. In prima battuta il CDR è riuscito ad immortalare (nel 2014) due entità, con foto certificate che mostrano in maniera chiara, senza bisogno di elaborazioni, figure dalle sembianze umane.
Una lunga ricerca storica è stata fatta per comprendere la storia del luogo e di conseguenza quella dei suoi abitanti che ha portato a risultati a dir poco sorprendenti. Che la Rocca sia "abitata" non è più un segreto; oggetti che cambiano misteriosamente di posto dentro le vetrine museali chiuse a chiave, tanti sono i segnali che costantemente vengono trasmessi. Che dire poi di lei...... Donna Costanza, assassinata assieme al suo Ormanno, trucidati senza pietà e scomparsi per sempre nel nulla. Il loro amore resta tangibile, perché è ancora li ad implorare quella libertà che nel lontano 1378 fu loro sottratta cosi ingiustamente.

"Tutto in quel luogo parla ancora di quell'amore - ricorda la Cipriani - ma anche di tante altre vite: possiamo provare ad immaginare gli armigeri che intenti nel presidiare il Castello, salgono in modo frenetico quelle scale per arrivare in cima e tenere così il nemico sotto controllo. Chi lo sa, chi può dirlo, sappiamo solo che la Rocca difende e conserva fra le sue possenti mura tutto questo, gli echi di quelle voci rimbalzano ancora su quelle pietre ed i rumorosi passi su quelle scale, impressi nella neve fresca, rimangono come una musica sottile, avvolta di mistero che stupisce le anime delle persone che la vogliono ascoltare".