Romagna Acque, approvati il preconsuntivo di bilancio e il budget 2018

Venerdì 15 Dicembre 2017

Venerdì 15 dicembre, l'assemblea dei soci di Romagna Acque - Società delle Fonti S.p.A. si è riunita all'Hotel Globus di Forlì e ha approvato il preconsuntivo di bilancio 2017, il budget previsionale 2018 e le modifiche allo Statuto della Società. Al termine della riunione, il presidente Bernabè – facendosi portavoce del cda e dell’assemblea – ha ringraziato Gianfranco Marzocchi (presidente uscente di Livia Tellus) per l’ottimo lavoro svolto in questi anni come presidente del Coordinamento Soci di Romagna Acque.

Il 2017 è stato un anno particolarmente impegnativo a causa del lungo periodo siccitoso che ha interessato la Romagna (come buona parte dell’Italia). Una situazione a cui però la Società ha saputo far fronte grazie alla strategia messa in atto da diversi anni, legata agli interventi strutturali e all’integrazione fra le fonti idropotabili. In questa fase finale di anno, peraltro, le condizioni meteo (in particolare, grazie allo scioglimento delle recenti nevicate) hanno permesso alla diga di ritornare a un livello di quasi 17 milioni di metri cubi.

I DATI DI BILANCIO

Il preconsuntivo 2017 quantifica un valore della produzione di euro 56.320.000, con un incremento di 1.123.000 rispetto al budget. Il risultato prima delle imposte è di 6.150.551 euro (pari a circa il 10,9% del valore della produzione). Il budget 2018 individua un valore della produzione di euro 59.628.000, con un incremento di 3.300.000 rispetto al preconsuntivo 2017 e con un utile di esercizio previsto in 6.449.000 euro. Per il biennio 2016-2017 e quindi per il biennio 2018-2019, i canoni di spettanza sono stati determinati sulla base delle rinunce proposte da ATERSIR ed accettate da Romagna Acque di circa 4,4 mln/euro (importo che arriva a 11,8 mln di euro se si considera l’intero periodo di PEF 2016-2023).

LA CRISI IDRICA

Da diversi anni, ormai, i cambiamenti climatici hanno portato a modificazioni evidenti del clima anche sul nostro territorio, caratterizzati da lunghi periodi siccitosi e da repentine e violente precipitazioni. Consapevole delle conseguenze di questi cambiamenti, Romagna Acque ha attivato già da anni una strategia di interventi con l’obiettivo di diversificare le fonti idropotabili e di prevenire situazioni di carenza idrica: la recente apertura del potabilizzatore ravennate della Standiana (attivo da fine 2015) è stato il più corposo risultato di questa strategia.

Nell’estate 2017, dunque, la Romagna ha registrato una scarsità di piogge senza precedenti: evento che è stato preceduto da due inverni altrettanto siccitosi. Una situazione che in diverse zone d’Italia (e della stessa regione Emilia-Romagna) ha creato fin dall’inizio dell’estate notevoli problematiche generate dalla progressiva riduzione delle risorse idropotabili, culminate con la proclamazione dello stato di scarsità idrica e la conseguente richiesta di finanziamenti al governo per fronteggiare l’emergenza.

La carenza di risorsa è stata evidente, e aggravata, per il concomitante persistere di temperature eccezionali, da consumi più elevati che in passato: il consumo complessivo è stato di circa 114 milioni di metri cubi, superiore a quelli dello scorso anno – 110 milioni di metri cubi – e della recente media di circa 106-107 milioni di metri cubi.

Romagna Acque-Società delle Fonti Spa ha affrontato le criticità generatesi durante il periodo siccitoso (in costante coordinamento con gli enti locali interessati, con Hera, e con il Canale Emiliano Romagnolo, anche per quanto riguarda il ragionamento sugli usi plurimi della risorsa) grazie alla pluralità delle varie fonti disponibili: non più solo la diga di Ridracoli – che rimane comunque la fonte più importante, ma che ha potuto contribuir nel corso del 2017 con soli 46 milioni di metri cubi, contro gli oltre 52 degli anni precedenti - ma appunto il nuovo potabilizzatore Standiana di Ravenna, nonché le molteplici fonti locali presenti sul territorio, di falda e di subalveo. Una modalità operativa che ha consentito di attraversare l’estate con pochissime situazioni critiche, e ha confermato che il disegno strategico messo a punto da Romagna Acque negli ultimi anni era assolutamente opportuno; strategia che deve proseguire inalterata nei prossimi anni a fronte degli ormai evidenti cambiamenti climatici.

Proprio tale attenzione è da anni al centro di iniziative promosse dai vertici dell’azienda. Ne è prova, fra le altre, l’ormai radicato rapporto di collaborazione con il DICAM dell’Università di Bologna, avviato nel 2013: proprio nel corso del 2018 il DICAM illustrerà ai Comuni soci di Romagna Acque i risultati dello studio svolto in questi anni, che daranno indicazioni agli stakeholder sull’utilizzo razionale di reti integrate e flessibili da implementare con ulteriori stoccaggi nelle aree appenniniche, per garantire continuità del servizio di approvvigionamento e sicurezza.

Da qui al 2023, la Società ha previsto nel proprio piano degli investimenti, che accompagna la definizione tariffaria, altri cento milioni di investimenti infrastrutturali (dopo quelli già investiti negli ultimi anni con particolare riferimento alla costruzione del potabilizzatore della Standiana e della rete di collegamento ad esso collegata), proprio per garantire una migliore copertura dell’intero territorio.

Le opere più significative riguardano il collegamento fra la Standiana e Montecasale, sulle colline forlivesi; la derivazione che collega le medesime località con Cesena e Torre Pedrera, per garantire una maggiore sicurezza e flessibilità all’intero sistema infrastrutturale; e la ricerca di ulteriori fonti di falda, sorgente e subalveo nelle aree montane non servite da Ridracoli ma vincolate alle fonti locali (per evitare in futuro situazioni critiche come quelle accadute quest’estate a Modigliana e Tredozio).

Un ultimo aspetto da non sottovalutare è rappresentato dalla velocità con cui si succedono gli eventi estremi che come mostrano i dati osservati presentano una frequenza in aumento. Per tale ragione è oggi una necessità ridurre, per quanto possibile, i tempi di realizzazione delle opere pianificate, e prevedere ulteriori interventi per migliorare l’approvvigionamento in quelle aree non interconnesse con la rete infrastrutturale proprio per attenuare le criticità emerse nel corso dell’estate.


IL NUOVO STATUTO

Le modifiche principali – che prendono spunto dalle indicazioni inserite nella cosiddetta Legge Madia - riguardano l’“Oggetto sociale”, per rafforzare la configurazione di Romagna Acque quale società in house providing. Sono state inserite in Statuto le attività specifiche che Romagna Acque svolge come soggetto affidatario, in house, del Servizio di Fornitura all’Ingrosso di acqua potabile, in coerenza con l’aggiornamento della Convenzione con Atersir per la regolamentazione del relativo servizio.

Il testo dello statuto è il frutto del lavoro di un apposito gruppo di lavoro che impiegato diversi mesi per conciliare modifiche obbligate e modifiche di opportunità orientate ad una versione più moderna rafforzando il ruolo di società in house providing e declinando con puntualità le attività istituzionali.

LA RIORGANIZZAZIONE DELLE SOCIETA’ PARTECIPATE

In attuazione degli indirizzi impartiti dai soci nel 2015, è stata avviata la verifica della possibilità di fare di Romagna Acque un polo di aggregazione di tutti i beni del servizio idrico integrato attualmente gestiti da HERA ma di proprietà delle società degli assets presenti sul territorio romagnolo. Le società degli assets che attualmente detengono tali beni nel territorio romagnolo sono AMIR S.p.A. Rimini (Provincia di Rimini), SIS S.p.A. Riccione (Provincia di Rimini), Unica Reti S.p.A. (Provincia di Forlì-Cesena), Ravenna Holding S.p.A. (Provincia di Ravenna), T.E.AM. S.r.l. (Provincia di Ravenna).

Nel progetto delineato dai Soci di Romagna Acque, che sono anche soci delle società degli asset, la suddetta aggregazione avrebbe fra l’altro il vantaggio di semplificare l’assetto regolatorio per ATERSIR, riducendo il numero dei soggetti coinvolti e generando un consistente flusso di denaro destinato interamente agli investimenti dell’area romagnola.

LA NUOVA SEDE

Mancano poche settimane al trasferimento nella nuova sede di Romagna Acque, realizzata alle spalle della sede attuale di piazza del Lavoro. L’inaugurazione ufficiale dovrebbe avvenire entro la fine di gennaio 2018. Il trasferimento degli uffici dell’azienda permetterà alla polizia municipale di occupare l’attuale edificio completando così un preciso disegno dell’amministrazione comunale di dare un significativo contributo per rivitalizzare un’area prossima al centro storico.

GLI INVESTIMENTI SULL’ENERGIA

Oltre agli interventi infrastrutturali, continuano gli investimenti in campo energetico, allo scopo di ridurre i costi e migliorare la qualità di energia elettrica utilizzata. E’ stato quindi dato ulteriore sviluppo alla produzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaiche e idroelettriche): dopo la produzione record del 2016 (8 milioni e 900 mila KW), anche il 2017 ha comunque registrato una produzione superiore agli 8 milioni e 600, e la stessa previsione riguarda il 2018. Ad oggi, la percentuale di autosufficienza energetica è del 28%: l’obiettivo resta quello di arrivare a breve al 40%.

Nel corso del 2017 diversi degli impianti realizzati negli anni precedenti sono entrati pienamente in efficienza; contemporaneamente, anche l’indicatore energetico dell’impianto della Standiana (il più energivoro di quelli gestiti da Romagna Acque) ha registrato cifre significativamente inferiori. Sempre nell’anno che sta per chiudersi, è divenuto operativo il software per il monitoraggio della gestione energetica; e sono state approvate le linee guida sui prodotti che consumano energia, come criterio da seguire in caso di acquisti.
Nel 2018, infine, è prevista la fase di progettazione di tre nuovi impianti fotovoltaici: rispettivamente a Forlimpopoli (da 200 KW), a Bellaria-Bordonchio (da 100 KW) e alla Standiana (da 800 KW).

LA QUALITA’ DELL’ACQUA E L’ACCREDITAMENTO DEI LABORATORI

La qualità dell’acqua erogata è un presupposto fondamentale dell’attività di Romagna Acque. I laboratori interni operano a ciclo continuo, effettuando circa 180 mila controlli annui (a cui si aggiungono quelli volti da Hera e dall’Ausl), ma l’attività dell’azienda punta a lavorare sempre meglio, per ottenere risultati sempre più importanti sulla qualità, senza fermarci alle sole indicazioni di legge.

In quest’ambito, è particolarmente significativo l’accreditamento secondo la norma UNI EN ISO 17025 ottenuto nel corso del 2017 dai laboratori di Romagna Acque da parte di ACCREDIA, l’Ente unico di accreditamento designato dal governo italiano ad attestare la competenza, l'indipendenza e l'imparzialità degli organismi e dei laboratori che verificano la conformità dei beni e dei servizi alle norme.

ACCREDIA è un’associazione riconosciuta che opera senza scopo di lucro sotto la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico, l’autorità referente per l’accreditamento a livello nazionale. La sua attività si articola in tre dipartimenti – Certificazione e Ispezione, Laboratori di prova, Laboratori di taratura – e si esprime in una costante e rigorosa azione di sorveglianza sul comportamento degli organismi e dei laboratori accreditati.

Solo i Laboratori di prova accreditati sono in grado di fornire dichiarazioni di conformità affidabili, credibili e accettate a livello internazionale. ACCREDIA infatti valuta e accerta la loro competenza, applicando i più rigorosi standard di verifica del loro comportamento e monitorando continuativamente nel tempo le loro prestazioni.
L'accreditamento secondo la norma UNI EN ISO 17025 attesta quindi il livello di qualità del lavoro di un Laboratorio di prova, verificando la conformità del suo sistema di gestione e delle sue competenze a requisiti normativi internazionalmente riconosciuti, nonché alle prescrizioni legislative obbligatorie.

L'accreditamento è pertanto garanzia di competenza: attesta in primo luogo che il personale addetto all'attività di verifica sia culturalmente, tecnicamente e professionalmente qualificato. L’aver conseguito l’accreditamento secondo la norma UNI EN ISO 17025 rappresenta quindi per Romagna Acque un’ulteriore conferma della professionalità e competenza dei propri dipendenti: che si ripercuote sulla qualità dell’acqua distribuita, come confermano i dati pubblicati sul sito internet aziendale.

LA SICUREZZA

Prosegue costante l’attività di collaborazione della Società con forze dell’ordine, associazioni ed enti diversi al fine di migliorare il presidio di sicurezza sulle diverse parti del territorio. Rientrano in quest’ambito i rapporti – basati su apposite convenzioni – con il Soccorso Alpino, con il 118 Elisoccorso, con i Vigili del Fuoco, le Prefetture e il corpo dei Carabinieri (nel quale sono confluite le precedenti competenze della guardia Forestale).

Prosegue anche l’iter – a cui collabora anche Romagna Acque - per insediare all’interno del complesso immobiliare della Diga del Conca, nel riminese, un centro integrato del soccorso: ovvero per riunire, in questa “cittadella” baricentrica per il territorio, la sede della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa Italiana.

RICERCA E SVILUPPO

Il 2017 ha visto proseguire la costante e crescente collaborazione con il mondo universitario, visto che la Società ha scelto di investire sulla ricerca, per essere sempre protagonista delle progressive evoluzioni delle competenze che via via si svilupperanno. Si sono irrobustiti i rapporti con diverse sedi Universitarie (fra cui quella di Scienze Ambientali di Ravenna e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Roma “Sapienza”, il già citato rapporto con il DICAM  di Bologna, la collaborazione con l’Università di Perugia sul tema dell’utilizzo dei droni nel controllo delle dighe), con altri consolidati Enti di ricerca (ad esempio il Centro Ricerche Marine di Cesenatico, per quanto riguarda la ricerca sull’eutrofizzazione e con importanti soggetti istituzionali del territorio (come l’Istituto oncologico Romagnolo, per quanto riguarda il rapporto fra la qualità dell’acqua e la salute umana).

Sta proseguendo infine il rapporto sia con l’Università di Urbino sia con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per quanto riguarda la ricerca su un tema emergente, anche a livello legislativo: quello dei cosiddetti “pagamenti ecosistemici” (PSEA) La convenzione firmata con l’ateneo pisano riguarda la “Quantificazione dei costi ambientali e della risorsa relativi alla fornitura di acqua attraverso l’acquedotto della Romagna e delle Fonti Locali”: e prevede un lavoro di ricerca – da svolgersi in diverse fasi - finalizzato all’analisi dei costi ambientali e della risorsa relativi alla fornitura di acqua attraverso l’acquedotto della Romagna e delle fonti locali.