Ravenna Festival 2019 presenta un programma straordinario e una scelta chiave: la cultura è apertura

Sabato 26 Gennaio 2019

Sabato 26 gennaio la suggestiva presentazione della XXX edizione di fronte a un grande pubblico

Ravenna è fiera del suo festival. E se lo tiene stretto. Questa l’istantanea che scattiamo alle 11.15 quando inizia la presentazione della XXX edizione del Ravenna Festival al Palazzo dei Congressi, gremito in ogni ordine di posti. E che cos’è questo festival? È un’isola di cultura, di bellezza e di apertura in un tempo presente in cui sembrano prendere il sopravvento brutture, cattiverie, ignoranze e chiusure. Ecco la seconda fotografia. Dunque il Ravenna Festival è un grande fatto culturale. Ma è anche un atto politico. La polis si stringe intorno al festival, su quest’isola o zattera di cultura, e parla per dire parole che sembrano non andare per la maggiore – cultura, apertura, Europa – ma che sono essenziali per non perdere memoria, senso e dignità di comunità libera, democratica, civile. 

 

“Per l’alto mare aperto” è il tema scelto per il trentennale del festival. La metafora del viaggio, dunque. Metafora della vita. Metafora dello stesso festival fatto dagli artisti, dagli organizzatori, dagli spettatori ogni anno diverso, ogni anno così importante.

Inizia la presentazione il Sindaco della città Michele de Pascale che parla del festival per ciò che è: uno dei più importanti eventi culturali del nostro paese oltre che di grande risonanza internazionale. Qualcosa di cui essere orgogliosi.

Poi tocca al Sovrintendente Antonio De Rosa che chiama l'applauso per Sindaco e Assessora alla Cultura Elsa Signorino, "che sentiamo così vicini al festival". Ringrazia Cristina Mazzavillani Muti assente perchè accompagna in tournée il marito in Oriente e, infine, rende omaggio a Mario Salvagiani che trent'anni fa immaginò l'impalcatura di Ravenna Manifestazioni e del festival con grande lungimiranza. De Rosa dà anche qualche numero significativo: l'edizione 2018 ha fatto registrare 65.000 presenze per un incasso di 1 milione di euro. 200 mila euro è stato l'incasso della sola Trilogia d'Autunno, con un 20% di incassi per i biglietti venduti all'estero.

 

Al direttore artistico Franco Masotti è toccato il ruolo dell'ideologo della XXX edizione, vale a dire il compito di spiegare le ragioni di quel titolo: “Per l’alto mare aperto”. L'ispirazione è Ravenna città di mare e di relazioni con l'Oriente. L'ispirazione è Dante con il suo Ulisse e quei versi indimenticabili: "fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza". Mare aperto, conoscenza, cultura. Tutte parole che non sembrano popolari oggi e per questo, dice Masotti, è importante siano scandite. Così come la parola Europa, evocata in particolare nel viaggio dell'Amicizia ad Atene e con l'inno alla gioia di Schiller - inno d'Europa - che risuonerà nel Teatro di Erode Attico ad Atene e a Ravenna.

L'altro direttore artistico Angelo Nicastro chiama a parlare l'ospite d'onore della presentazione, il maestro Nicola Piovani (nella foto). "I temi del festival sono immensi e bellissimi - dice - e questo festival è un'eccellenza per l'Italia. Viviamo tempi in cui c'è diffidenza per la cultura, c'è un ritorno all'analfabetismo, vissuto con orgoglio: è una cosa che mi avvilisce."

"La chiusura è contro la cultura. - aggiunge Piovani - La difesa di una cultura non si fa chiudendosi, ma aprendosi. Pensiamo solo a come è nata la rivoluzione del jazz in America, dall'incontro della musica dei neri afroamericani e dei bianchi. Bisogna difendere la cultura e qui a Ravenna si difende la cultura - ha concluso Piovani - ma purtroppo la sensazione oggi è quella di sentirsi in un bunker."

Parlano Marco Martinelli ed Ermanna Montanari del loro Purgatorio, che sarà al centro di questa edizione del festival. Un Purgatorio che dopo tante ipotesi finalmente è stato scelto di rappresentare in un giardino: il giardino del Rasi come Giardino dell'Eden, perchè è lì che si conclude il Purgatorio. "Un giardino dove piantiamo dei germogli" ha chiosato Ermanna Montanari. 

 

 

LA NOTA ARTISTICA DEL XXX RAVENNA FESTIVAL

Ravenna crocevia di popoli, città d’acqua adriatica e mediterranea, pellegrina e straniera: ogni anno un tema che ha sempre avuto, talvolta in modo bizantinamente obliquo, Ravenna sia come meta che come punto di partenza. Una Ravenna-Mondo che trova nella Commedia qui scritta - in piccola o grande parte poco importa - la propria Opera-Mondo: universi concentrici che si specchiano in un vertiginoso gioco di rimandi, come forse piacerebbe a Borges.

Attraverso Dante, del quale si avvicina il settimo centenario, e al suo Ulisse - che pur tornato a Itaca non poté vincere l’ardore per l’avventura e la scoperta e si rimise quindi “per l’alto mare aperto” (Inf. XXVI, 100) - fino alla Grecia. Sarà anch’essa meta (con Atene) e tema del Festival sotto l’unificante metafora del viaggio e del nostos: viaggio di ritorno alle origini della civiltà occidentale, pur con tutto quell’Oriente che vi si cela e tuttora ci pervade vanificando qualsiasi pretestuoso quanto inesistente scontro di civiltà. È questo lo spirito che ha animato l’ininterrotto percorso del Festival; itinerario che per la XXX edizione viaggia sulle rotte mediterranee e oltre, varcando le Colonne d’Ercole, allorché s’intravede all’orizzonte una montagna e quella montagna è il Purgatorio, centro di una costellazione di temi e percorsi, nella migliore natura errabonda del Festival a cui il nostro pubblico-viaggiatore è abituato.

 

E se l’immagine (e il suono) del mare aperto non può che rimandare anche a voci che ci chiamano e interrogano, la condizione dell’esilio, tragicamente vissuta da Dante, acquista una dimensione corale di devastante potenza. Forse nessuna bellezza potrà consolarci o tantomeno salvarci, ma il rito dell’Arte, sempre uguale e pur sempre diverso, compie un piccolo miracolo: è un rito di comunione e crea, nell’idem sentire, comunità nell’epoca in cui gli individui sono social piuttosto che sociali. Così ricominciamo, annum per annum, imbarcandoci con voi per una nuova avventurosa navigazione “per l’alto mare aperto”. La XXX edizione - che si aprirà con un esclusivo incontro fra due giganti della musica quali Riccardo Muti e Maurizio Pollini, insieme per il concerto inaugurale del 5 giugno - salpa per il Mediterraneo e raggiunge Atene sulle Vie dell’Amicizia, come sempre con la guida di Muti. Sarà l’occasione per celebrare una delle culle - se non addirittura la culla per eccellenza - della cultura occidentale, attraverso una vetta della creatività umana quale la Nona Sinfonia di Ludwig Van Beethoven. Il finale Inno alla gioia (An die Freude) esprime la visione idealistica del poeta Friedrich Schiller, condivisa da Beethoven, sull’insopprimibile legame fra tutti gli uomini: la nuova età dell’oro vagheggiata dai Romantici, come affermazione di libertà e fraternità, trovava il proprio modello nella mitica Arcadia e proponeva quindi il rinnovamento dell’umanità attraverso il ritorno agli ideali umanistici della Grecia antica.

Tra i grandi artisti ospiti anche Leōnidas Kavakos, Emmanuelle Krivine e le sorelle Labèque. Mentre l’Hamburg Ballett John Neumeier e la Martha Graham Dance Company contribuiscono, assieme al gran gala Les Étoiles, a uno strepitoso programma di danza, il ritmo è irresistibilmente fissato dai leggendari batteristi Stewart Copeland dei Police e Nick Mason dei Pink Floyd, dal groove West Coast di Ben Harper e dal balcanico, e in questo caso sinfonico, Goran Bregovic.

 

Il viaggio continua, nello spazio e nel tempo, nelle basiliche ravennati con i Tallis Scholars, per un’esperienza assolutamente unica di sette concerti in un giorno, e con i quotidiani Vespri a San Vitale; quindi attraverso il Purgatorio di Dante – “messo in vita” da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari con una sacra rappresentazione creata su misura per la città dove Dante ha trascorso i suoi ultimi anni ed è stato sepolto. Alle radici della civiltà occidentale: la Grecia Nella sua antichissima terra affondano le radici dell’intera Europa e dell’idea stessa di democrazia: è la Grecia, meta - nella sua capitale storica e simbolica, Atene - del XXIII Viaggio dell’Amicizia. Riccardo Muti, nell’Odeon di Erode Attico alla base del pendio meridionale dell’Acropoli, dirigerà una grande compagine di orchestrali e coristi italiani e greci nell’esecuzione di un caposaldo del canone occidentale, la Nona Sinfonia di Ludwig Van Beethoven, con quell’Inno alla gioia divenuto inno ufficiale dell’Unione Europea.

La grande lezione del pensiero greco, anche nella sua perpetuazione nell’età romana, sarà trasmessa dal lavoro che la consolidata coppia teatrale Enzo Vetrano e Stefano Randisi ha tratto dal libro di Ivano Dionigi: Quando la vita ti viene a trovare, dialogo - ovviamente immaginario - tra Lucrezio e Seneca. Questa nuovissima produzione di ERT, che esordisce al Teatro Alighieri, dimostra come nel mondo classico di Atene e Roma si trovino i più naturali interlocutori a cui rivolgerci per ricordarci come eravamo e come potremmo essere: Lucrezio e Seneca si sono posti le domande ultime e hanno sperimentato, in solitudine e in autonomia, cosa significa sopportare la verità quando la vita ti viene a trovare. Suadente eco dal mondo greco-bizantino, con i suoi riti preziosi, giunge la voce di Nektaria Karantzi, accompagnata da uno dei migliori pianisti - nonché magistrale compositore - Vassilis Tsabropoulos.

Tra i grandi protagonisti della scena musicale classica greca, che vanta una tradizione di eccellenza, anche il violinista e direttore d’orchestra Leōnidas Kavakos, di nuovo al Festival per il concerto con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Lo sguardo non si posa sulla sola Grecia classica, ma anche su quella moderna, oltraggiata dal dittatura dei colonnelli e più recentemente messa in ginocchio dalla crisi. Spettacoli come Nella lingua e nella spada di Elena Bucci, con musiche originali di Luigi Ceccarelli e dedicato alla figura di Alexandros Panagoulis, o l’omaggio al compositore greco più noto, Mikīs Theodōrakīs, e al suo capolavoro Zorba il greco, raccontano le vicende di un popolo generoso che non ha superato indenne i decenni bui del secolo breve.

 

 

GLI ORIZZONTI MARINI DEL FESTIVAL...

Se il programma del Festival è sempre una sorta di baudelairiana invitation au voyage, quest’anno privilegia la dimensione marittima e mediterranea, potentemente evocativa di popoli, culture, narrazioni le cui tinte sono diventate meno luminose negli ultimi anni. Il mare, analogamente al viaggio, è uno dei topói più frequentati sia in musica che in letteratura e poesia, e dunque, naturalmente, nell’unione delle due: la canzone d’autore. Nei tre omaggi ad altrettanti protagonisti di quest’arte, nei suoi esiti migliori raffinata e popolare, il mare emerge protagonista…e in esso musicalmente ci si immerge. Tre autori, tre città di mare: Genova per Fabrizio De André, Polignano a Mare per Domenico Modugno e Napoli per Enzo Avitabile. “Attraverso l’acqua è un concerto dedicato a tutti quelli che arrivano attraverso l’acqua. Più voci e più suoni in un’unica eco lontana che racconta l’amore per le differenze e la condivisione: popoli siamo, popolo saremo. L’acqua unisce tutto quello che separa e il mare come la musica è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare…” così Avitabile, per la serata nella cornice di Palazzo S. Giacomo a Russi che vedrà ospiti d’eccezione Francesco De Gregori, Tony Esposito e i potentissimi Bottari di Portico.

Il rinnovato Pavaglione di Lugo, già in passato luogo di eventi memorabili, ospiterà invece due omaggi a Faber nei vent’anni dalla scomparsa; protagonisti Nicola Piovani e Neri Marcorè, con Gnu Quartet in Come una specie di sorriso. Piovani, musicista tout court tra cinema, teatro e musica classica, si è cimentato agli esordi anche nella canzone, collaborando come coautore ai capolavori Non al denaro non all’amore né al cielo e Storia di un impiegato. Il suo concerto-spettacolo La musica è pericolosa si arricchirà per l’occasione di una dedica a De André.

A Domenico Modugno invece l’omaggio di Peppe Servillo, affiancato da alcuni dei protagonisti della scena jazz italiana; in programma anche il celeberrimo “Lu pisce spada”, storia d’amore di una coppia di pesci spada. Con Le parole e il mare, lo storico del Medioevo Alessandro Vanoli racconta, con l’attore Lino Guanciale e le musiche live di Marco Morandi, un viaggio dentro un Mediterraneo di porti, coste e uomini di mare. Un percorso tanto nello spazio (tra Atene, Tunisi, Palermo e… Ravenna) quanto nella storia, alla ricerca di un mare “antico e presente, segnato da migrazioni e incontri di culture”. Imbarcazione tra i flutti della storia proprio le parole, intese come l’insieme multiforme di linguaggi ciascuno simbolo di un diverso popolo che nel Mediterraneo ha trovato la propria culla.

 

E GLI ALTRI VIAGGI

La dimensione del viaggio si arricchisce di viatici: suoni, parole, musiche che accompagnano il nostro incedere. Con il suo Harold en Italie, Hector Berlioz - di cui ricorrono i 150 anni dalla morte - dà forma e sostanza musicale a uno dei capolavori di George Gordon Byron: Il pellegrinaggio del giovane Aroldo, poema di viaggio per terre straniere. Lo ascolteremo nell’interpretazione di Emmanuel Krivine sul podio dell’Orchestre National de France, con il violista Antoine Tamestit nel ruolo musicale di Harold.

La “Marcia e preghiera serale dei pellegrini”, evocata nel secondo movimento della sinfonia di Berlioz, avrà un precedente del tutto singolare nella liturgia delle ore messa in atto da una delle più straordinarie formazioni vocali di oggi, i Tallis Scholars diretti da Peter Phillips. Sette concerti scandiranno un’intera giornata, dal mattutino alla compieta, in altrettante chiese, basiliche e battisteri, fra i luoghi più preziosi che Ravenna racchiude: un vero viaggio spirituale ed estatico attraverso l’esperienza della preghiera.

Ma tornando alla navigazione e doppiando L’isola disabitata in cui si svolgono le intricate vicende amorose narrate dall’opera composta da Franz Joseph Haydn e di cui Il Giardino Armonico diretto da Giovanni Antonini ci farà ascoltare la splendida Ouverture (si cimenteranno invece con Mozart Katia e Marielle Labèque), avvistiamo, proprio come Ulisse, l’isola-montagna del Purgatorio, sulla cui sommità è posto il Paradiso terrestre.

Novelli pellegrini-peripatetici possiamo accompagnare Dante in cammino per le strade di Ravenna, dalla Tomba fino a un giardino tra antichi edifici, tra cui l’ex Convento di Santa Chiara, aperto quando Dante era ancora in vita e oggi casa del Teatro delle Albe. Qui si svolgerà il Purgatorio di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, una coproduzione con Matera 2019, con attori e musicisti, nonché cittadini, così come accadde per l’Inferno due anni fa e come accadrà per il Paradiso nel 2021 nell’ambito del grandioso trittico “Chiamata Pubblica per la Divina Commedia di Dante Alighieri. Così la città si fa teatro, i suoi cittadini teatranti, in un rito di partecipazione e condivisione della parola del Poeta.

Che continua idealmente ogni mattina alle 11 con Giovani artisti per Dante negli Antichi Chiostri Francescani. Aggirandosi per le basiliche ci si imbatte anche in altre sorprese: dal Messiah di Händel sotto la volta absidale dorata di Sant’Apollinare in Classe, proposto dall’Ensemble Cremona Antiqua con il Coro Costanzo Porta diretti da Antonio Greco, alle ieratiche iterazioni sonore tracciate da quella sorta di monaco amanuense della musica che è Arvo Pärt. Il suo Kanon Pokajanen - il Canone del Pentimento - sarà cantato dall’Estonian Philharmonic Chamber Choir, fra gli interpreti più spiritualmente, ma anche geograficamente, prossimi a Pärt. Il Kanon è un rito sonoro che si dipana lentamente nel tempo che scorre quasi annullandosi, viaggio estatico che con un paragone ardito ma non irriguardoso si può assimilare ad altri viaggi che animarono le menti di un’intera generazione alla ricerca di esperienze nuove, quelle che lo storico delle religioni Elémire Zolla chiamava “uscite dal mondo”.

Sono i viaggi della psichedelia degli anni ’60-’70, che hanno trovato in un gruppo musicale il viatico sonoro per eccellenza: ai Pink Floyd fondati da Syd Barrett, Nick Mason, Roger Waters e Richard Wright il Festival dedica - a 50 anni dal capolavoro Ummagumma - un duplice omaggio. Da una parte Shine!, un viaggio verso la luna (ovviamente il suo dark side) concepito dal coreografo Micha van Hoecke su musiche live eseguite dai Pink Floyd Legend, dall’altra il concerto di Nick Mason’s Saucerful of Secrets, la formazione del batterista Nick Mason.

 

LE CENTO PERCUSSIONI

Il progetto delle 100 percussioni completa idealmente la trilogia iniziata nel 2016 con i 100 Cellos e continuata l’anno scorso con le 100 chitarre elettriche. Le percussioni innervano di ritmi e battiti tutto il rivoluzionario - non solo per la musica - ’900: dal primitivismo de Le Sacre di Stravinsky al gioiosamente rumoroso jazz, dalle esplosioni rock alla black music, fino all’ossessività trance techno. Così anche la Ravenna che D’Annunzio ha descritto come “città del silenzio” risuonerà di tamburi (nella loro sterminata famiglia estesa all’intero globo terracqueo), metallofoni e xilofoni, djembe, mbire e kalimbe per un’intera settimana. A partire da due capolavori della musica contemporanea come Drumming di Steve Reich e Kathinkas Gesang (o Requiem per Lucifero) di Karlheinz Stockhausen, assieme a un tesoro nascosto quale Occam XXVI di Eliane Radigue, si giunge - attraverso notti pulsanti dei ritmi di Nihiloxica, Percussion Voyager e altri drummers - al concerto finale Tamburi nella notte, composizione per un’orchestra di sole percussioni commissionata a Michele Tadini.

L’impetuoso drive della rivoluzione rock sarà rappresentato da due dei più grandi batteristi della storia: Stewart Copeland, con un progetto che accende l’orchestra sinfonica con brani dei Police, che ha creato con Sting e Andy Summers, e alcune delle sue colonne sonore (ha fatto epoca la collaborazione con Francis Ford Coppola), e Nick Mason, co-fondatore dei Pink Floyd, con una super-band composta da alcuni specialissimi compagni di viaggio con cui ritrovare lo spirito e la capacità immaginativa di quegli anni straordinari. Non resta che risalire “su la fiumana ove ’l mar non ha vanto” (Inf. II.108), percorso trekking, musicale e gastronomico tra gli argini e la foce dei Fiumi Uniti, di capanno in capanno fino al mare, accompagnati dal suono ipnotico delle onde e della voce e della mbira dzavadzimu di Stella Chiweshe. Ma non si può tacere di altri due grandi protagonisti.

Arriva dall’altra parte dell’Adriatico Goran Bregovic´, che sceglie la sua natale Sarajevo - città delle quattro religioni e Gerusalemme dei Balcani, nonché storica meta del primo Viaggio dell’Amicizia del Festival nel 1997 - come metafora dei nostri tempi, luogo dove un giorno si è buoni vicini e il giorno successivo nemici. From Sarajevo è un progetto scritto per orchestra con tre violini solisti, suonati secondo la tradizione classica occidentale, quella klezmer e quella orientale, unendo a livello allegorico le religioni che sono il tesoro e la maledizione di quella città.

Da oltreoceano, dalla California, arriva invece Ben Harper - chitarrista eclettico e compositore capace di spaziare con impeto onnivoro dalla black-music al blues, folk-rock, rap - in concerto con i The Innocent Criminals. Così Harper perpetua quell’inno alla vita che aveva iniziato a celebrare Bob Marley, mentre attribuisce ai versi cantati l’autorevolezza e la sensibilità poetica di un Bob Dylan, tra ottimismo e lucida analisi della realtà.

 

UN FESTIVAL CHE DANZA

Il trip di Shine! - nell’anno in cui ricorre per altro il 50° dallo sbarco sulla Luna, l’ultima grande frontiera del viaggio umano - è soltanto una delle traiettorie che attraversano la sezione danza di quest’edizione. Un altro sentiero, quello della Martha Graham Dance Company (nella foto in alto) ci accompagna dritti nel labirinto del Minotauro. Errand into the Maze è una delle cinque coreografie che la compagnia americana - la più antica del Nuovo Mondo e quella che ha tenuto a battesimo molti dei protagonisti della danza del XX e XXI secolo - presenta a Ravenna, sulle tracce del mito greco di Arianna e del mostruoso inquilino del labirinto. Oltre a questo classico del repertorio, sempre a firma di Martha Graham Diversions of Angels ed Ekstasis, in programma anche Deo di Maxine Doyle e Bobbi Jene Smith (che riprende un altro mito della classicità, quello di Demetra e Persefone) e Woodland di Pontus Lidberg.

E se la Martha Graham Dance Company è stata meritatamente definita “una delle sette meraviglie dell’universo artistico”, questa edizione può certo vantare anche un’altra meraviglia: l’Hamburg Ballett ha scelto Ravenna come sola tappa italiana, per una doppia data che presenterà tre coreografie mai viste prima in Italia e offrirà occasione di celebrare gli 80 anni di John Neumeier, direttore artistico e nume tutelare della compagnia tedesca. Il trittico - Beethoven Fragments, At Midnight, Birthday Dances - è anche una dedica rispettivamente a Beethoven (anticipandone il 250° dalla nascita che si celebrerà l’anno prossimo), Gustav Mahler e Leonard Bernstein (di cui è appena trascorso il 100° compleanno). Un’altra leggenda della musica è invece la stella polare del percorso che ha portato il ravennate Gruppo Nanou a creare We Want Miles, addentrandosi nella metodologia improvvisativa e compositiva dello sterminato lavoro di Miles Davis per riscrivere il proprio linguaggio coreografico (ma in a silent way, senza tromba).

Tappa finale del percorso estivo di questo trentesimo Festival, una pioggia di stelle: quella del galà internazionale Les étoiles, per il quale - in passi a due in volo e sulle punte - il 16 luglio si esibiranno ballerini dalla tecnica sfavillante, capaci di viaggiare dagli amatissimi brani del repertorio classico a lavori moderni e sofisticati.

 

IL PROGRAMMA DEL RAVENNA FESTIVAL 2019