Prelievo di cinghiali a difesa delle produzioni agricole: convenzione tra Coldiretti e Parco

Lunedì 20 Novembre 2017 - Bellaria - Valmarecchia
Mucche al pascolo in un'azienda che si trova all'interno del Parco

L'accordo tra il Parco del Sasso Simone e Simoncello, l’azienda agricola Zerbini e Coldiretti Rimini ha lo scopo di ridurre il numero degli ungulati che stanno arrecando danni all’agricoltura

Con la firma della convenzione per l’affidamento in concessione agli agricoltori dei servizi di gestione della specie “cinghiale” nel territorio del Parco naturale del Sasso Simone e Simoncello si vuole contenere un problema che da anni le aziende subiscono loro malgrado. “E’ un accordo tra il Parco, l’azienda agricola Zerbini Daniele e la Federazione provinciale Coldiretti di Rimini per cercare di ridurre il numero degli ungulati che stanno arrecando danni all’agricoltura. Una volta catturati, l’impresa agricola si impegna ad acquistare i capi di cinghiale.

E’ stata firmata la convenzione per l’affidamento in concessione agli agricoltori dei servizi di gestione della specie “cinghiale” nel territorio del Parco naturale del Sasso Simone e Simoncello: l’accordo vede le aziende agricole coinvolte fattivamente nel tentativo di contenere un problema che da anni subiscono loro malgrado.

“E’ un accordo - sottolinea il presidente di Coldiretti Rimini Giuseppe Salvioli - tra il Parco interregionale del Parco Sasso Simone e Simoncello, l’azienda agricola Zerbini Daniele e la Federazione provinciale Coldiretti di Rimini per cercare di ridurre il numero dei cinghiali che tanti danni stanno arrecando all’agricoltura (di montagna e quindi di per se stessa difficile e precaria), alla pubblica incolumità (sinistri stradali) ed allo stesso ecosistema (sottobosco devastato dall'attività di scavo alla ricerca di tuberi, radici, ecc. con cui alimentarsi)”.

“Praticamente si tratta di mettere in atto il metodo dei cosiddetti ‘chiusini’, ossia di piccoli recinti la cui chiusura viene azionata dagli stessi cinghiali che sono attirati all'interno da alimentazione attrattiva – dice Anacleto Malara, direttore di Coldiretti Rimini -. Una volta catturati, l’impresa agricola si impegna ad acquistare i capi di cinghiale sino al raggiungimento del numero massimo dei capi assegnati dal Piano Annuale degli interventi e in relazione all’andamento delle catture si possono concordare anche ulteriori azioni per conseguire l’equilibrio ecologico ed il mantenimento degli ecosistemi agro-forestali negli obiettivi del servizio medesimo”.

“Si tratta - conferma il presidente del Parco Guido Salucci - di dare un contributo concreto e tecnico, che non può e non deve essere costituito da affermazioni di principio o da petizioni e disquisizioni ideologiche che nulla hanno a che vedere con il problema e non contribuiscono a risolverlo. E' indubbio, facendo il bilancio delle attività svolte sino ad oggi, che il controllo tramite la ‘selezione’ con abbattimenti da appostamenti fissi (da altane) e con girate programmate non sempre risulta sufficiente anche perché i cinghiali sono animali ad abitudini prevalentemente ‘crepuscolari’ e notturne e ciò limita non poco l’attività di selezione. Con l’utilizzo dei chiusini si intende quindi potenziare l’efficacia del Piano di Gestione dei selvatici praticato dall’Ente Parco, grazie al contributo di volenterosi agricoltori. Inoltre - aggiunge Salucci - la carne ricavata dalla macellazione dei capi catturati potrà essere commercializzata dagli stessi agricoltori, avviando così un’interessante filiera alimentare in grado di produrre reddito integrativo e trasformare un problema in opportunità”.

“Con questo accordo - commenta Giorgio Ricci vicedirettore di Coldiretti Rimini - si vuole creare una sinergia tra Enti per coadiuvare i cacciatori nel difficile compito di prelievo e controllo dei cinghiali e contribuire a riequilibrare una situazione faunistica fuori controllo per ridurre i danni alle colture agricole, tenuto conto anche del ‘problema indennizzi’ che ora sono liquidati in misura irrisoria rispetto alla reale entità dei danni subiti dagli agricoltori”.